Il Risorgimento e la Chiesa

Risorgimento da riscrivere?

Regioni, Province, Comuni, l’Italia intera, in ogni sua componente politica e geografica, si sta mobilitando per fare degna e significativa memoria di quanto accadde 150 anni or sono, allorché i vari Stati, da cui il cosiddetto Stivale era composto, diventarono uno Stato unico, retto dalla monarchia sabauda. Già titolare del Regno di Sardegna, quella monarchia – con i suoi sovrani, con il suo governo costituzionale, con il suo esercito, la sua oculata diplomazia e le sue alleanze – si mobilitò per estendere il proprio dominio all’Italia intera.

NOTA BENE: Per motivi tecnici mancano i 9 minuti iniziali della conferenza, ci scusiamo con i visitatori.

Il ruolo dei cattolici durante il Risorgimento, parla la prof.ssa A. Pellicciari

Ebbe successo, grazie anche ai molti che sacrificarono perfino la vita pur di raggiungere lo scopo di un’Italia unificata e pertanto più vasta e tanto forte, da potere competere con le grandi e ben consolidate nazioni dell’Europa, Continente profondamente segnato da una cultura – quella cristiana – che ha contribuito a civilizzare molti popoli nel mondo. E l’Italia, in questa eccezionale opera d’inculturazione, s’è aggiudicata incontestabilmente le maggiori benemerenze. Perciò non doveva mancare la sua presenza al tavolo attorno al quale si riunivano le grandi potenze per stabilire le sorti dell’Europa e, talora, dell’intera umanità.

A questo punto però ci insorge un’inquieta domanda: Perché la singolare avventura dell’unificazione dell’Italia, molto discussa e variamente interpretata dagli storici, fu chiamata “Risorgimento”? Questa nazione – il cui popolo, benché politicamente e geograficamente diviso, era pur sempre stato maestro di molti altri popoli nella fede, nel diritto, nell’arte, nella scienza – da quale situazione negativa doveva risorgere? Da quale immobilismo doveva riscattarsi per riprendere vigore e riesprimere genialità e creatività? Non era stata mai “terra dei morti” o mera “espressione geografica” come qualcuno, con sprezzante arroganza, aveva voluto definirla, umiliandola indebitamente.

Con tale denominazione non si intese forse recidere e dimenticare il suo glorioso passato, nonostante che imponenti siano ancora e l’impronta culturale assai manifesta nelle tradizioni di ogni città e paese ed i segni che documentano un’arte stupenda, rivelatrice di una fede profondamente vissuta? Non è stato proprio questo l’errore inumano di quell’epoca, in cui si volle allontanare il popolo italiano da una realtà millenaria che ha connotato e nutrito la sua stessa esistenza per secoli?
Infatti lo Stato – retto da una consorteria di impenitenti giacobini – tentò di imporsi innaturalmente alla nazione, la quale molto ebbe a soffrirne. Tentò pertanto in diversi modi e circostanze di reagire, ma lo Stato intervenne imponendosi, fino a ricorrere ad autodifese criminose. Per questo Pio IX chiese ai cattolici, ancora fedeli alla Chiesa, di non collaborare con uno Stato, che si presentava infido, ma piuttosto di soccorrere le vittime di un disegno politico impopolare, attivandosi in opere sociali e di carità cristiana, a servizio di una nazione, tutt’altro che alleata dello Stato, sia pure suo malgrado.

Su questa visione di un Risorgimento diverso, rispetto all’immagine imposta dalla pubblicistica tradizionale, ascolteremo prossimamente una studiosa, assai documentata, la Prof.ssa Angela Pellicciari – docente di Storia – che parlerà ad Imola, nell’Aula Magna del Vescovado – piazza Duomo n. 1 – la domenica 13 febbraio p. v., alle ore 16,00; ed a Lugo nell’Aula Magna del Liceo Classico – piazza Trisi n. 47 – il lunedì 14 febbraio p. v., alle ore 14,30.
A fine conferenza si potranno acquistare i libri che la Professoressa ha pubblicato sull’argomento.

Don Carlo Dalpane
Delegato diocesano per la Cultura e per le Comunicazioni Sociali

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