Il perdono di Carlo Castagna

Si apre martedì 15 marzo alle 20:45 il ciclo di appuntamenti presso la chiesa di San Pio che accompagnerà i fedeli fino a Pasqua. Sarà Carlo Castagna a portare la sua testimonianza in questa prima serata del “Quaresimale 2011″, che come da tradizione è organizzato dalla Parrocchia di San Francesco d’Assisi in Torano di Imola.

“Così ho scoperto la forza del perdono” è il titolo della serata, che vedrà la partecipazione dell’uomo che una sera del 2006 ha perso la moglie Paola, la figlia Raffaella e il nipotino Youssef, vittime della follia dei vicini di casa.

Di fronte a una tragedia come quella della “strage di Erba” si può reagire in molti modi: orrore, vendetta, una morbosa curiosità, un cinismo che rasenta l’indifferenza o un fatalismo che non lascia spazio a nessun genere di speranza. C’è stato qualcuno però che ha affrontato tutto ciò con uno sguardo diverso, uno sguardo consapevole che qualcun’ Altro regna nella propria vita e in quella degli altri. Uno sguardo di perdono, sì, perdono verso gli assassini, un perdono Evangelico pieno e consapevole. Se pensiamo che questa persona non è un giornalista, non è un opinionista o un “sapiente” della tv ma è il marito, padre e nonno delle vittime di questa incomprensibile mattanza, non si può gridare a qualcosa che cela dietro questo fatto un qualcosa di grande, di buono per noi, nonostante la realtà dolorosa di quello che è accaduto.
E’ ancora fresco il ricordo di quei fatti per dilungarci sulla cronaca. È di Carlo Castagna che vogliamo parlare e di ciò che ha testimoniato con il suo perdono verso i presunti assassini subito, quando gli inquirenti non avevano idea di chi fosse stato ad uccidere Paola la moglie, Raffaella la figlia e Youssef il nipotino (oltre a Valeria Frigerio la vicina di casa) e a freddo dopo un mese, quando i coniugi Olindo e Rosa Romano sono stati arrestati con l’accusa di essere i sicari della corte di via Diaz, dove vivevano insieme alle vittime. Motivazioni incredibili hanno mosso tanta rabbia: invidia, futili motivi di convivenza di vicinato, follia. Due sono i punti che colpiscono dritto al cuore.
In primo luogo Carlo non ha esitato a mostrare subito questo volto al mondo, subito sembra aver abbracciato con certezza la croce che il Signore gli ha posto di fronte. Il suo “eccomi” è stato completo, unito in se stesso, non frutto di alchimie psicologiche, né tantomeno di fatalismo buonista, ma di una unica grande certezza: Dio non mi ha abbandonato, è con me e con i miei cari e paradossalmente con i miei nemici, non ci sono dubbi.
Questa certezza, e questo è il secondo punto, nasce dalla storia di Carlo. Non è frutto del caso e, a mio avviso, è il fatto che colpisce in maniera più forte di questa persona. Questo perdono nasce da esperienze vissute, da un cammino di fede vero, autentico e semplice nella realtà e nelle persone che Cristo gli ha messo di fronte. Fin da bambino è educato ad una fede vera dalla seconda madre (la vera madre muore quando Carlo ha cinque mesi sotto un bombardamento nel 1944) e dalla zia, una suora missionaria che indica fin da subito qual è la strada. In gioventù Carlo conosce e sposa Paola con cui instaura subito un rapporto di complicità in una fede quotidiana fatta di preghiera e sacrifici per una famiglia che sta crescendo. Pietro e Giuseppe prima, Raffaella poi. Carlo poi è attivo in parrocchia, nel volontariato ed è il proprietario di un’azienda di arredamento. Anche la suocera, “mamma Lidia”, è una figura impressionante: basta leggere l’intervista nel libro di Carlo e Lucia Bellaspiga “Il perdono di Erba”, per capire da dove trae linfa questo modo di vedere la vita del Castagna; è proprio vero che il Signore si rende presente attraverso volti ben precisi e testimonianze che indicano la strada.
Anche volti che si sono mostrati ben più difficili hanno forgiato la fede di Carlo: il compagno prima e marito poi di Raffaella Azouz Marzouk, un tunisino dedito allo spaccio, non è stato un ostacolo nel cammino dei coniugi Castagna. Tutto è per loro: anche nella prova, nella sofferenza e nell’allontanamento dalla figlia. Carlo e Paola non smettono di amare, fino all’avvicinamento dovuto al grande miracolo della vita che ha preso il nome di Youssef, il raggio di luce che ha portato di nuovo la serenità nel volto di Raffaella e la gioia in casa Castagna.
I fatti accaduti sono terribili. Psicologi, opinionisti, giornalisti, trasmissioni televisive hanno analizzato questo perdono. In tanti si sono scagliati contro Carlo, altri hanno elogiato quello che ha fatto. Io chiedo solamente di fare un cammino quotidiano come quello di quest’uomo, attento al reale, desto, con la certezza che è un ‘Altro la consistenza di tutto….In breve lui mi fa venire voglia di seguire di più Cristo e di incontrarlo domani sera a S. Pio ad Imola alle 20.45. Un appuntamento imperdibile al quale spero che tutti vogliano partecipare.

Andrea Fabbri

PERCHÈ L’INTELLIGENZA DELLA FEDE DIVENGA INTELLIGENZA DELLA REALTÀ
Il cristianesimo deve nutrire l’anima stessa della società. È questo l’appello sempre più spesso rivolto da Benedetto XVI ai cristiani. È infatti accaduto, e tutt’ora accade che “per aver trascurato che la fede ricevuta in dono si facesse cultura, ogni altro sforzo di risanamento etico e di impegno caritativo non è stato in grado di impedire la scristianizzazione del nostro popolo”. Questa affermazione che A. Sicari pone all’inizio del ritratto dedicato alla vita del Beato Pier Giorgio Frassati esprime forse meglio di altre l’ansia e allo stesso tempo il desiderio di una fede che abbia una ricaduta sulla società, sulla vita degli uomini. Di più. Che la vita e la società stesse crescano e si sviluppino animate e nutrite da essa. Non più dunque una sociologia od una visione del “sociale” staccati quando non addirittura in contrasto con la fede, ma un società per l’uomo perché animata e vivificata dal cristianesimo. Solo in un simile contesto è possibile parlare di cultura cristiana. Una cultura cioè che non rimane parola vuota o morale, ma che diviene vita ed esperienza fattiva e concreta. È in tale prospettiva che si inseriscono i quattro incontri del Quaresimale 2011 che come ogni anno vengono proposti per iniziativa del gruppo Giovani-Adulti della Parrocchia di s. Francesco d’Assisi in Torano. Il primo incontro sarà con Carlo Castagna il 15 marzo protagonista suo malgrado di una vicenda che ha occupato telegiornali e quotidiani per mesi. Una sera di novembre del 2006 Castagna ha perso moglie, figlia, nipote e vicina di casa a causa della follia omicida dei vicini. Non si tratta, ovviamente, di un incontro di cronaca, ma del racconto umanissimo e appassionato di uomo che ha ricevuto in dono la grazia di poter perdonare i propri aguzzini e di come il perdono sia stato per lui l’incontro e la manifestazione evidente di quel Mistero che egli ha sempre seguito. Il 22 marzo sarà poi la volta di monsignor Luigi Negri Vescovo di S. Marino-Montefeltro chiamato a parlare della figura del beato Pio IX. Un incontro questo che non verterà esclusivamente sui dissidi fra la Santa Sede e il nascente stato italiano, ma sulla reale premura educativa che la Chiesa da sempre ha manifestato nei confronti del popolo italiano. La Quanta Cura non è il “canto del cigno” di una Chiesa che non vuol cedere il potere temporale, ma l’inizio di una stagione pastorale straordinaria che ha avuto in seguito come protagonisti altri due grandissimi pontefici quali Leone XIII (il Papa della Rerum Novarum, ma soprattutto della Aeterni Patris) e s. Pio X (il pontefice del ben noto catechismo e della Pascendi). Il terzo, il 29 marzo, avrà come protagonista Vittoria Maioli Sanese, psicologa della coppia e della famiglia, autrice di numerosi saggi l’ultimo dei quali, Chi sei tu che mi guardi, dà il titolo alla serata. La Sanese proporrà una riflessione, con profonda attenzione e semplice realismo, sulle tematiche più essenziali che caratterizzano la relazione genitore-figlio: origine, identità, legame di riconoscimento, appartenenza. L’ultimo appuntamento sarà il 5 aprile con Paolo Brosio il quale parlerà della sua conversione ed in particolare della sua devozione alle apparizioni mariane di Medjugorje e di come esse siano ancora oggi per lui lo strumento principale per vivere una vita nuova. Tutti gli incontri avranno luogo nella chiesa di s. Pio alle ore 20.45.

Marco Antonellini

Un commento

  1. potrei avere l’indirizzo preciso del luogo in cui avverrà l’incontro??
    non sono di Imola e non so bene dove si trovi!
    grazie in anticipo

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