L’alba della felicità

Cos’è la felicità per i cristiani?

Svilupperà questo tema don Ottorino Rizzi,

venerdì 23 settembre, alle ore 21,

presso la sala della comunità della parrocchia di Zolino.

Cos’è la felicità?

La felicità interessa proprio, uomini e donne di ogni nazione e di ogni religione, poveri e ricchi, sani ed ammalati. È, pensiamo, uno dei motori della vita nel mondo. L’interesse che abbiamo noi è, più semplicemente, quello di capire cosa è la felicità e dove sta. Quali elementi, dentro la nostra esperienza quotidiana, devono essere presenti per raggiungere il massimo grado di felicità possibile? Come, dentro la nostra esperienza quotidiana, possiamo affrontare ogni momento e situazione in modo da ricavarne ed evidenziarne il bello ed il buono che, immaginiamo, rappresentano aspetti rilevanti nella ricerca della felicità? Come dare continuità a quelli che spesso sono solo dei momenti felici?

Sintesi dei tre incontri precedenti che si sono svolti nel mese di agosto a MonteFune

L’aspetto psicologico

La felicità è una emozione. È un meccanismo che nasce con l’uomo ed avviene in modo spontaneo ed è diversa da persona a persona. La felicità è un dovere etico, da ricercare in tutte le società, perché tutti hanno diritto alla felicità. Quando ci emozioniamo, ci cambia qualcosa dentro. A livello fisico c’è un’accelerazione cardiaca, irregolarità di respiro, tendenza a non sentire la fatica, maggiore capacità di raggiungere degli obiettivi. Tuttavia, affinché questa emozione possa generare uno stato interiore di appagamento e di pienezza nella famiglia, nel lavoro, nella società, occorre un lavoro di ricerca continua della conoscenza di se stessi, mettersi in discussione, non rimanere attaccato alle proprie convinzioni e al proprio passato, ma piuttosto condividere con gli altri i propri pensieri. Questo deve essere un lavoro di controllo, di verifica, di scambio, di condivisione, attraverso l’opinione degli altri. La felicità ha i suoi tempi di durata, ed è presente  se si vive l’amore verso l’altro.

Nella società attuale

In passato l’economia era prevalentemente fatta dall’uomo,dalla famiglia in collaborazione con la natura. Ora la società si è sganciata dalla natura. La vita è migliorata perché non c’è più la fatica fisica, c’è più salute, più igiene, ecc. Ci sono più soldi, ma da soli non danno la felicità. Sono un mezzo per sviluppare l’economia, il benessere fisico, le proprie potenzialità, la cultura, ecc.  Occorre essere accorti nell’uso del denaro, per non cadere nelle trappole del sistema finanziario internazionale, nel non spendere più di quello che si ha altrimenti non solo non si raggiunge nessun obiettivo di felicità ma si retrocede a condizioni di vita precarie. Il modello di società felice, più che dal P.I.L., si misura dalla qualità della nostra vita quotidiana e dal grado di convivenza nella società civile. In particolare occorre riscoprire il valore di uno stile di vita e dell’atteggiamento nei confronti dei beni materiali e del loro uso: la sobrietà. Essa non è solo il semplice accontentarsi di quanto si ha o della capacità di non sprecare, ma è un modo di vedere la realtà circostante che discerne i bisogni autentici, evita gli eccessi e sa dare il giusto peso alle persone ed alle cose.

Sobrietà significa riconoscimento del limite, consapevolezza che ciò che non ho non deve necessariamente entrare in mio possesso, ma devo essere capace di affidarmi a principi etici che hanno una scala dei valori. La sobrietà non è solo misura nei propri comportamenti ma anche consapevolezza del nostro legame profondo e ineliminabile di responsabilità con le generazioni che ci hanno preceduto, con quelle che verranno, con i nostri contemporanei. Nell’usare dei beni di cui dispongo e nell’ambire ad altri, non posso ignorare la necessità di una equa distribuzione delle risorse: alimentare ingiustizie vuol dire alimentare situazioni di infelicità.

In rapporto al bene comune.

Per i greci la felicità era uno stato d’animo che animava positivamente a prescindere dalle situazioni e dagli eventi della vita. Per i latini il termine felicità significa fecondo, produttivo e veniva utilizzato per definire ricchezza, prosperità e successo all’interno della società e quindi della situazione economica. Ed è di questa felicità che la  Politica si occupa. Esiste un terzo concetto di felicità ed è la felicità cristiana: Cristo ci suggerisce di dare anche il mantello a chi ci chiede la tunica e ad occuparci delle cose del cielo se vogliamo essere felici. Per un amministratore di un piccolo comune, quel che conta per declinare concretamente la via cristiana, è lo spirito di servizio a favore della comunità ; in particolare attenzione ai più piccoli perché è da quelli che Cristo ci da la misura. L’affermazione contenuta nel Vangelo che da il peso alle discussioni sulla felicità è: quel che farete al più piccolo dei miei fratelli lo avrete fatto a me (che non è: è come lo avreste fatto a me).

Ciò significa che:

- l’essenza della felicità cristiana è nel dono;

- che siamo responsabili della felicità altrui e della nostra, attraverso il dono;

- che Cristo è vivo e fa parte del nostro sistema;

La buona politica a tutti i livelli è quella che si occupa delle difficoltà e delle debolezze cercando di garantire un posto per tutti e dove non c’è si sforza di crearlo con il lavoro quotidiano.

La buona politica ha pazienza e costanza , è inclusiva e non esclusiva, è umile e non tracotante, ha le qualità positive che hanno le persone positive.

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