150 anni di sussidiarietà

Le forze che cambiano la storia sono le stesse che cambiano il cuore dell’uomo

Rileggere la storia non è solo un tuffo nostalgico nel passato, ma una possibilità di riscoprire il proprio io, le proprie tradizioni, la propria cultura, il significato della civiltà in cui si è nati e si vive, la propria appartenenza a un fenomeno di popolo. I 150 anni di storia italiana sono guardati e riletti alla luce di quella che si può chiamare «l’anomalia sussidiaria» dell’Italia − cioè l’iniziativa di tanti “io” che dal basso e liberamente si sono messi insieme e hanno collaborato a costruire la storia del nostro Paese − ignorata o trascurata da tanta storiografia.

La mostra “150 anni di sussidiarietà” sarà in esposizione alla Chiesa di Sant’Agostino dal 13 al 21 Gennaio 2012.

Questa mostra rappresenta l’occasione di dare un ulteriore sviluppo all’incontro con Giorgio Vittadini di sabato 17 dicembre alla SACMI. Chi vuole può organizzare gruppi presso parrocchie, amici e ambienti di lavoro per programmare una visita guidata. Per questo scopo, fare riferimento al numero 0542/29432 dal lunedì al venerdì dalle 19.00 alle 20.00, o alla mail mostra150annisussidiarieta@gmail.com

VENERDI’ 13 GENNAIO 2012 alle ore 21,00 nella  Sala Sersanti in piazza Matteotti si svolgerà l’incontro di presentazione della mostra dal titolo “150 anni di sussidiarietà”.

La mostra documenta la ricchezza di una storia fatta di opere, iniziative e realtà sociali ed economiche, frutto di energia costruttiva, inventiva, sussidiarietà e solidarietà.

[quote_right]«La molteplicità dei soggetti, delle situazioni, non è in contraddizione con l’unità della Nazione… Unità e pluralità sono a diversi livelli, due valori che si arricchiscono mutuamente, se vengono tenuti nel giusto e reciproco equilibrio. Due principi che consentono questa armonica compresenza tra unità e pluralità sono quelli di sussidiarietà e di solidarietà, tipici dell’insegnamento sociale della Chiesa. Tale dottrina sociale ha come oggetto verità che non appartengono solo al patrimonio del credente, ma sono razionalmente accessibili da ogni persona». Benedetto XVI[/quote_right]Punto sorgivo di tale ricchezza è una cultura fondata sulla convinzione che ogni singolo uomo valga “più di tutto l’universo” e non sia riducibile ad alcuna organizzazione sociale e politica. Questa concezione di uomo ha dato vita a una grande civiltà, che precede il formarsi dello Stato unitario, ricca di diversità unificanti, alla quale hanno contribuito tutti gli italiani, in diversi modi, con il loro lavoro, le loro millenarie tradizioni, il loro impegno sociale e politico, costruendo un grande Paese.

Il percorso della mostra si sviluppa alla luce di due interventi che sintetizzano l’ipotesi di lavoro che ha guidato le persone che l’hanno realizzata, e cerca di documentarne la verità dal punto di vista storico:

[quote_right]«Non lasciamoci paralizzare dall’orrore della retorica: per evitarla è sufficiente affidarsi alla luminosa evidenza dei fatti. Nella nostra storia e nella nostra visione, la parola unità si sposa con altre: pluralità, diversità, solidarietà, sussidiarietà… Reggeremo alle prove che ci attendono, come abbiamo fatto in momenti cruciali del passato, perché disponiamo anche oggi di grandi riserve di risorse umane e morali. Convinciamoci tutti, nel profondo, che questa è ormai la condizione della salvezza comune, del comune progresso». Giorgio Napolitano[/quote_right]

La prima parte della mostra affronta quattro periodi cruciali dal 1861 a oggi: dall’Unità alla Grande Guerra; il Fascismo e la Seconda Guerra mondiale; l’Assemblea Costituente; il boom economico e il post Sessantotto. Attraverso questo excursus viene messa in luce l’operatività sociale “sussidiaria” promossa dalle grandi tradizioni popolari (sia religiose che laiche) mediante un percorso dinamico fatto di iconografia, letteratura, stampa e cinema. Il “miracolo” che gli italiani, alla fine del percorso descritto, avranno realizzato, pur tra le inevitabili contraddizioni e distorsioni, non sarà solo quello della promozione dell’Italia a grande potenza industriale, ma anche quello di una virtuosa collaborazione tra ceti sociali e tra rappresentanti delle istituzioni pubbliche.

La seconda parte della mostra offre spunti di riflessione sull’attuale momento di stallo – ideale prima che economico e istituzionale – che sta vivendo il nostro Paese, di fronte al quale non basta richiamare l’importanza del rispetto delle regole, ma occorre scommettere sul desiderio e la capacità di ogni singola persona di costruire il bene comune. Non è possibile alcuna svolta senza un popolo che prenda coscienza di sé e del suo valore. Anche oggi, ciò che ha qualificato il secolare sviluppo italiano – l’azione di persone educate a vivere ideali basati su una concezione non ridotta di uomo, di società, di economia – può quindi ricostituire il tessuto connettivo di un popolo fatto da persone che si mettono insieme non per andare contro qualcuno o qualcosa, ma per costruire giorno per giorno pezzi di vita nuova all’altezza dei desideri più profondi, di verità, giustizia, bellezza, felicità…

Alla mostra è stato concesso il logo ufficiale delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’unità d’Italia.

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