Pensieri di neve

Bianco post-Natal

Sono solo sei giorni che nevica, ma sembra una vita. Guardo fuori dalla finestra crescere il bianco, con effetto ottico abbagliante, e coprire i consueti grigi nei quali si articola la nostra civiltà: tutto sommato non è male. Vista dai 96 metri quadri di sicurezza del mio appartamento, con scorte alimentari adeguate,  la coltre nevosa rappresenta una cintura di protezione contro il mio velleitario agire. Contro di essa, nemmeno il mio attivista scooter per disabili può veramente nulla. Aspetto il disgelo e mi scopro a pensare, a quello che ho fatto in questi giorni, a quello che vorrei fare nei prossimi, e mi concedo sonnecchiante  qualche riflessione: forse avevo veramente bisogno di fermarmi un po’ e non credo sarei riuscito a deciderlo senza esservi obbligato dal tempo. Prendiamola come un dono, in mezzo a tante, troppe recriminazioni, che rivelano la nostra ossidata capacità di reagire. Solo un rimpianto: non vedo i bambini tirarsi le consuete palle di neve o gettarsi a corpo morto nel grande materasso bianco. Non esistono più?

Alessandro Casadio

La neve

Lenta la neve, fiocca, fiocca, fiocca,
senti: una zana dondola pian piano.
Un bimbo piange, il piccol dito in bocca,
canta una vecchia, il mento sulla mano,

La vecchia canta: Intorno al tuo lettino
c’è rose e gigli, tutto un bel giardino.
Nel bel giardino il bimbo s’addormenta.
La neve fiocca lenta, lenta, lenta.

Giovanni Pascoli

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