Terremoto, il racconto degli scout

Riportiamo di seguito la testimonianza di tre scout che hanno fatto servizio negli territori terremotati.

Giorgia Mimuli - Gruppo scout Massa Lombarda 1 – Zona di Imola: Sono partita con questa frase che mi rimbombava nella testa.. ”Del nostro meglio per essere pronti a servire!!” Non riuscivo più a stare a casa… guardare la tv, sentire e leggere quello che i miei fratelli scout dei paesi colpiti stavano vivendo… Allora sono partita, carica per una settimana di vero servizio..non sapevo cosa mi aspettava ma l’importante é aiutare gli altri in ogni circostanza!!..ed io ero lì a Finale Emilia impegnata nella Segreteria Operativa d’Emergenza AGESCI avevo il compito di raccogliere tutte le disponibilità dei capi ed RS maggiorenni della Regione e decidere insieme all’incaricato regionale PC dove attivarli per far servizio. Sentivo di avere un ruolo importante per la nostra associazione perché senza quei dati noi non potevamo essere lì!! In quella settimana si é creato un clima speciale tra tutti gli scout che erano impegnati a Finale… Un clima di fratellanza unico!! Ci incontravamo per il pranzo e la cena per condivedere le nostre storie, la nostra stanchezza e la nostra gioia di esserci!! Camminavamo tra le persone che ci guardavano e sorridevano e capivamo che erano felici di vederci senza conoscerci, ed erano curiosi di sapere da dove venivamo, cosa facevamo e noi pronti ad ascoltare le loro storie… Ma non avevamo neanche il tempo di parlare che ci dicevano: GRAZIE!! una parola piccola e semplice che mi ha riempito il cuore per tutta la settimana!”

Sabrina Drei – Gruppo scout Lugo 1 – Zona di Imola: “Buttarsi consapevolmente, questo è il modo con cui mi sono avvicinata a questo servizio. Buttarsi, perché non sai come le tue mani e la tua testa potranno essere utili, a qualcosa serviranno!Consapevolmente, ossia cercando di adattarsi alle situazioni e alle esigenze delle persone, mettendo in secondo piano i propri bisogni e paure. La terza parola che mi viene in mente è insieme: insieme a capi che non conosci e incontri per la prima volta o che avevi già incrociato nelle attività “normali” dell’associazione, insieme anche ai capi della propria zona con i quali vivi gli eventi per ragazzi o gli incontri formativi, o, detto più banalmente, li vedi di sera…E così riscopri cosa vuol dire servire insieme, trovare delle risposte ai problemi in tempi brevi, ma anche scambiarsi le proprie conoscenze di metodo o suggerirsi attività al tavolo della mensa o nelle chiacchiere serali. E l’ultima parola che scelgo, tra le tante che mi girano in testa, è apertura: alle persone, al loro grazie mentre passi davanti alle loro tende, ai loro sorrisi o a loro volti tesi, alle loro storie, a cui ci si deve accostare senza invadenza. E senza invadenza scambiare battute o fare domande. E poi si torna a casa e si prosegue la propria pista, certa che anche questa traccia sarà un dono per i lupetti che mi attendono alle prossime vacanze di branco.”

Francesca Monti – Gruppo scout Imola 3 – Zona di Imola: “Vento dall’est…non è l’inizio di Mary Poppins, ma è come mi sono sentita arrivando a Finale Emilia il 16 giugno mattina, dopo esser passata in auto dalla pianura romagnola a quella emiliana, ovvero da est a ovest della nostra regione, come un vento, attraverso paesaggi degni di quadri di Van Gogh. Spesso mi son chiesta “cosa posso realmente fare io, così piccola e insignificante? Come posso essere utile?” poi mi son detta, pregando Dio “Vado, sono uno strumento nelle Tue mani: veglia sul mio agire”. E così son partita sentendomi una marionetta mossa da fili invisibili che guidavano ogni singola azione delle mie mani che tagliavano cartone, aprivano scatole, spazzavano il pavimento, spostavano pacchi di acqua, guidavano il muletto, scrivevano al computer, sollevavano la cornetta del telefono. Ogni tanto alzavo lo sguardo e vedevo altri scout come me che erano arrivati lì spinti dalla stessa voglia di rendersi utili e aiutare gli altri in difficoltà. A poco a poco, in maniera quasi impercettibile, ognuno di noi iniziava a sentirsi parte di qualcosa di grande, di qualcosa di bello e unico e così ci siamo scoperti essere una piccola-grande famiglia di scout che lavoravano, mangiavano, ridevano, si scambiavano idee ed esperienze ma tutti insieme e spinti dalla stessa voglia di servire. Non ci conoscevamo da prima (a parte 2 ragazze della mia stessa zona) ma non aveva nessuna importanza: eravamo una piccola comunità che stava facendo strada e santificava le feste col servizio (si lavora anche la domenica). All’ombra di un albero, probabilmente in cerca di un po’ di tregua dal caldo, ho incontrato una signora anziana in carrozzella: l’ho osservata un istante solo domandandomi “cosa posso fare o dirle?” e subito le ho sorriso, spontaneamente, quasi senza rendermene conto e lei ha ricambiato il mio con un sorriso che le ha illuminato il volto e riacceso la speranza negli occhi. Come Mary Poppins parte quando cambia il vento, così anch’io dall’ovest sono tornata a casa, verso est, stanca. In auto con me ho portato 2 amiche in più e lo zaino di chi è partito per dare e ritorna con un bagaglio pieno di lezioni imparate, esperienze vissute, chiacchiere, risate e…il sorriso della signora sotto l’albero. Credo che Dio a volte si diverta ad intrecciare i destini delle persone e a osservare cosa succede.”

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