Una passione educativa all’opera

ALECRIM: UNA COMPAGNIA DI INSEGNANTI ALL’OPERA

Una associazione nata da un gruppo di insegnanti che, in forza di una posizione educativa maturata in tanti anni di lavoro, ha voluto affrontare il problema dell’insuccesso e del disagio scolastico ponendosi dal punto di vista dello studente in difficoltà, il quale spesso sente la scuola estranea a sé e ai suoi desideri.

Dalla gratuità un tesoro di bellezza

Un momento di crescita per tutti. E’ questa l’impressione di fondo percepita quando, alla fine dell’incontro di venerdì sera nel salone del Sersanti, ci siamo tutti ringraziati a vicenda in un clima di familiarità e gioia condivisa. L’occasione del decennale di Alecrim ha fatto emergere esattamente e, se si può, con più forza quello che giorno dopo giorno i volontari e i ragazzi, ed anche i genitori, vivono dentro l’esperienza dell’aiuto allo studio. Non è scontato, né abituale, che tutti i giorni si trovi il tempo per fermarsi a riflettere su certe cose, specie se sono divenute parte della quotidianità. Per cui una serata come questa, voluta per una ricorrenza non banale, è diventata un tesoro di bellezza.

“Non per una celebrazione di quanto è stato fatto, ma per una gratitudine per quello che è accaduto in questi dieci anni”, così ha introdotto l’incontro il presidente Marco Balbi.
alecrim_10_anni_ragazzi_ridottaIl sostegno delle autorità, il vissuto nell’associazione ed il come si esprime la passione educativa sono i tre filoni a cui si possono ricondurre gli interventi ascoltati.
Monsignor Tommaso Ghirelli, vescovo di Imola, ha ricordato i rapporti avuti negli anni con l’associazione, più volte alla ricerca di un luogo adeguato per svolgere la propria attività principale e sempre ritrovatasi ospite in ambiti ecclesiali; così gli inizi furono a Sant’Agata, poi all’Istituto di Santa Caterina ed ora nei locali di Sant’Agostino. Ha richiamato l’importanza dell’educazione, dove nessuno può mai sostituirsi al ruolo della famiglia con cui deve collaborare. Alecrim, come altre esperienza analoghe di gratuità, può ben essere un modello educativo per gli oratori parrocchiali.
Mario Peppi, consigliere delegato del Sindaco per l’associazionismo, qui inviato a rappresentare l’amministrazione comunale, si è scusato dell’assenza dei vertici causa impegni concomitanti, ricordando che si è alle prese con dimissioni che porteranno a dover rimodellare la Giunta. Riannodati i fili con la sua lunga esperienza di presidente di un’associazione (Auser, ndr) ha concluso ringraziando “perché esistete” e sottolineando quanto grave sarebbe la situazione se non ci fosse il volontariato.
Fiorenza Tampieri, primo presidente di Alecrim, ha raccontato come è nata l’associazione, frutto di una corrispondenza avvertita e di un’amicizia vissuta. Tutto è sorto innanzitutto dal mettersi in discussione rispetto al proprio lavoro di docenti e dalla sintonia trovata con altri che stavano avviando un’esperienza simile. Ne è nato un luogo “oltre la scuola” dove, allargato il cuore e mossi dal desiderio della bellezza, nel concreto di una baldanzosa amicizia si è potuto mostrare come è possibile essere felici anche studiando.
Tre brevi testimonianze sono venute da una ragazza, una mamma ed una volontaria. Arrivata dal Pakistan, Sidra (che frequenta S4U con le sue sorelle) ha descritto l’impatto del suo desiderio con la realtà e come sia stato importante aver trovato aiuto da parte di persone gentili e che “mi vogliono bene”.
Parole di ringraziamento anche dalla mamma di Luca, che frequenta da otto anni, per l’ambiente amichevole e disponibile, dove il ragazzo studia e cresce e, nonostante le sue problematiche fisiche, lui è ben contento di poter aiutare i più piccoli.
Franca Benini, medico in pensione, lo scorso anno si è lasciata provocare da chi l’invitava ad entrare fra i volontari per insegnare scienze e biologia. Ed ha raccontato del suo stare accanto ai ragazzi e di quanto per lei significhi.
Pienamente in tema con il titolo della serata, la passione educativa è stata ben esemplificata dal racconto di Rossana Gobbi, docente passata all’inizio dello scorso anno da una scuola parificata ad una statale e trovatasi catapultata in un’esperienza del tutto particolare: insegnare nel carcere della Dozza a Bologna. Non più bambini ma adulti, non più obbligo scolastico ma persone segnate dalla vita e tanti stranieri talora con limitate conoscenze linguistiche. Di fronte a questo impatto si è trovata ad interrogarsi su chi stava scrivendo questa storia per la sua vita e quale fosse la scelta più vera, dentro un luogo dove si fatica anche a reperire un corpo docenti completo. Quindi una didattica tutta da inventare e da rendere interessante per le classi; di qui l’intuizione di coinvolgere amici appassionati al loro lavoro (la musica, l’architettura, ecc.) e capaci di destare l’attenzione dell’uditorio loro offerto, perché “di fronte ad un uomo che ti racconta la sua vita, non puoi dire che non è vero”. Le esemplificazioni portate hanno reso tangibile come sia basilare, e forse di più quando il contesto è difficile, agire sul rapporto umano prima che sulla didattica.
Alberto Bonfanti , presidente di Portofranco Italia, ci ha confermato la bontà della strada intrapresa, frutto della stessa esperienza da lui iniziata a Milano nel 2000 con Don Pontiggia. Da dove nasce la passione educativa? La generosità non basta, ha il fiato corto; nasce da una gratuità, o totalità come imparato alla scuola di Don Giussani, dove è chi riconosce che tanto ha ricevuto che tanto può ridare. Tutto si muove per un corrispondenza d’intenti, e non può generare se non chi sa che è stato generato e quindi ritrova nell’altro lo stesso destino anche se è di cultura o religione diverse.
Nel rapporto con l’altro si ritrova la propria vita. Educare è etimologicamente un “trarre fuori” e non un riempire; come scrisse Rabelaìs: “I giovani non sono vasi da riempire, ma fuochi da accendere”. Talvolta questo emerge in modo dirompente; così un ragazzo che ha ammesso: “Non posso più fare la vita di prima” e “Stando con voi viene fuori il meglio di noi”. Una coscienza, una moralità nuova che non è mai scontata, e ancor meno dentro una società che non sa più cosa sia il perdono. Così si può vivere il rapporto educativo come dialogo fra due libertà, dove un gesto di gratuità è sempre qualcosa di non misurabile.

Pierluigi Gentilini

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