Si può ancora dire “Ti voglio bene?”.

Franco Nembrini ci racconta di Dante e Beatrice.
E come il poeta risponde all’interrogativo: Si può ancora dire ti voglio bene?

Venerdì 21 febbraio – ore 20,45 – Imola – Aula Magna del Seminario di Montericco

Se chiedete in giro chi è il più grande divulgatore di Dante, tanti vi risponderanno Roberto Benigni.

Ma se la stessa domanda la ponete lontano dall’Arno, magari sotto le Alpi e, in particolare, nella bergamasca, altrettanti potranno rispondervi Franco Nembrini.
Con i tre libri sulle Cantiche (Ediz. Itaca) e poi con i DVD di “El Dante” (in italiano, sottotitolati in spagnolo, russo, francese e inglese) è la stessa Divina Commedia che tramite suo sta giungendo in luoghi dove quanto meno era dimenticata perché, come gli ha detto un’insegnante ucraina, “tutto il mondo ha il diritto di incontrare Dante”.

Questo professore, che racconta dell’amicizia con Benigni nata dal comune affetto verso Dante, è già stato nostro ospite a Imola negli anni scorsi ed è sempre un piacere ascoltare la sua esposizione perché sa rileggere il sommo poeta e la sua Commedia con una concretezza che è di consolazione e ispirazione per la vita quotidiana di ciascuno.

La serata chiude un ciclo di eventi sul tema dell’affettività che è stata pensata proprio per febbraio, mese in cui si festeggia San Valentino. Partendo da una preoccupazione educativa, l’Associazione Alecrim ha organizzato per i giovani e per tutti tre eventi ricompresi sotto il titolo: Si può ancora dire ti voglio bene? Dopo la serata di ascolto e commento sulla Traviata e la proiezione per le scuole di “Bianca come il latte, rossa come il sangue”, film tratto dal romanzo di Alessandro D’Avenia, la sera del 21 saremo in compagnia di Dante e Beatrice.

Nembrini ci condurrà lungo un percorso nelle opere dell’Alighieri, dalla Vita Nova e poi attraverso la Divina Commedia, e ci aiuterà a capire quali domande il poeta fiorentino si è posto nel suo viaggio nell’Aldilà e quali risposte ha trovato riguardo al proprio rapporto affettivo con Beatrice. In altre parole, come Dante si pone di fronte all’interrogativo del titolo “Si può ancora dire ti voglio bene?”.

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