A proposito del film “Cristiada”: il quadro storico

Breve storia del Messico nei secoli scorsi

a cura di mons. Carlo Dalpane

 

- Settembre 1821 – Indipendenza dalla Spagna.

- Decenni  di incomprensione fra Stato e Chiesa a causa dei patronati reali: la Chiesa rivendicava libertà.

- Pio IX nomina Mons. Luigi Clementi nel 1851 Delegato Apostolico. Il Presidente Arista non lo riconobbe. Fu invece accolto il suo successore Mons. Lombardini, anch’egli però espulso dal Presidente B. Juarez nel 1861.

- Tuttavia già nel 1830 Gregorio XVI aveva nominato sei Vescovi, che operarono egregiamente richiamando alla fede cattolica molti indigeni, dando impulso ai seminari. Molto si impegnò la risorta Compagnia di Gesù.

- Durante la guerra contro gli Stati Uniti il clero versò molto danaro allo Stato. Però la guerra fu perduta ed il Messico dovette cedere ben quattro Stati: Nuovo Messico, Texas, Arizona e Nuova California.

- Nella seconda metà del secolo XIX si fronteggiarono due partiti: i Conservatori, favorevoli alla Chiesa ed i Liberali, dominati dalle logge massoniche, molto forti ed influenti e contrarie alla Chiesa.

- Nel 1855 fu eletto Presidente Gomez Farias, il  fondatore del partito liberale, che sottrasse alla Chiesa molti dei suoi beni al fine di indebolirne il prestigio presso la popolazione, non più aiutata economicamente dalla Chiesa. Per di più alla Chiesa fu proibito di accettare eredità, di acquistare terreni e case. Lo stesso uso dei luoghi di culto era disciplinato da enti statali, come pure le sacre funzioni. Infine fu decretata la separazione fra Stato e Chiesa, per cui quello non riconosceva indipendenza a questa. Nessuna funzione pubblica, nessun segno di appartenenza al clero o ad istituto religioso. Il partito conservatore, sostenuto a questo punto anche da gran parte del popolo, reagì duramente in difesa della Chiesa e della tradizione cattolica del Paese.

- Ne venne una guerra civile (1857 – 1862). Molti sacerdoti uccisi, chiese saccheggiate e demolite, gravi sacrilegi contro l’Eucaristia.

- Breve parentesi dell’Imperatore Massimiliano d’Asburgo (1864-1867), che fu piuttosto debole nella difesa della libertà della Chiesa, per cui non fu accetto ai conservatori e fucilato dai liberali. Chiese perdono al papa.

- Tornato al potere B. Juarez (1867-1872) la persecuzione alla Chiesa fu assai mitigata. Le leggi ancora anticattoliche, ma spesso disattese. Dieci vescovi poterono partecipare anche al Concilio Vaticano I (1870). Molte chiese riaperte; beni ecclesiastici restituiti, seminari riaperti, Congregazioni religiose riammesse.

- Il secondo successore di Juarez fu Porfirio Diaz (1876-1911) che diede incremento ad una “politica di conciliazione”. La Chiesa rifiorì grazie a molte istituzioni caritative a favore degli indios: centri di elargizione di viveri, scuole per i figli degli indios, ospedali con ricoveri gratuiti per i diseredati, centri di educazione e cultura per adolescenti e giovani. Furono istituite altre diocesi, ricostruite chiese e parrocchie; molti i sacerdoti, i religiosi e le religiose.

Lo Stato si accorse che la Chiesa non era una nemica da combattere, ma un’istituzione generosa e prodigiosa per il popolo, spesso ignorato. Gli stessi seminari divennero vere università, dove venivano accolti anche giovani benché non orientati al sacerdozio per studi di teologia, filosofia, lettere, legge. Sorsero così – come nel medioevo europeo – vere università cattoliche, dove si insegnavano anche discipline scientifiche. Furono addirittura fondate scuole per futuri giornalisti.

- Il 12 ottobre 1895, dopo un’intensa opera di formazione per la devozione mariana, svolta in tutto il Messico, veniva solennemente incoronata la Beata Vergine di Guadalupe, patrona di tutto il Messico. Parteciparono anche molti vescovi dell’America Latina e perfino degli Stati Uniti.

- Dopo la pubblicazione della “Rerum Novarum” di Leone XIII sulla questione sociale, la Chiesa messicana molto si adoperò a beneficio di operai ed agricoltori. I problemi si discussero in congressi di grande rilievo sociale, tenutisi a Puebla (1903), a Moraglia (1904, a Guadalajara (1905), a Oaxaca (1909). Si fissarono le ore di lavoro, gli stipendi a reddito familiare; si fondarono banche private presso le parrocchie, si favorivano le piccole proprietà; si crearono plessi scolastici per bambini ed analfabeti nella campagna; scuole per conoscenze ed attività femminili: taglio e cucito, cucina, educazione dei figli, preparazione e vita matrimoniale, rapporti sessuali e preparazione al parto. Gestione di ospedali, orfanotrofi, ospizi per anziani.

- Questo lavoro immane modificò molto il volto del Messico. Purtroppo lo Stato non si lasciò coinvolgere; mentre la Chiesa otteneva sempre più credito presso il popolo. Si giunse anche a fondare il “Partito Catolico Nazional”, che si prodigò molto per garantire libertà ed adesione alla Chiesa.

- Purtroppo nel 1917 dai liberali, sempre in gran parte massoni, venne imposto come presidente del Messico un certo Carranza, anticristiano decisissimo. Da lui vennero riprese ed incrudelite le leggi avverse alla Chiesa. Proibito l’insegnamento religioso fuori dalle parrocchie. Esclusi sacerdoti e religiosi dall’insegnamento nelle scuole di Stato. Vietati i voti religiosi: non più frati e suore. Incamerati tutti i beni della Chiesa, compresi i Seminari, scuole, ospedali, ospizi … Perfino i luoghi di culto venivano resi luoghi demaniali, per cui lo Stato aveva diritto di intromettersi su tutto ciò a cui la Chiesa intendeva dar vita per il bene del popolo cristiano.

- Il successore di Carranza, Álvaro Obregòn (1920-1924) incoraggiò movimenti anticristiani e massonici a produrre fastidi alla Chiesa ed ai suoi amici; comunque costui manifestò qualche intenzione di tolleranza con Roma. Gli successe Elias Calles (1924-1928), che da subito iniziò una durissima persecuzione contro la Chiesa. Un solo sacerdote per centomila fedeli; si potevano celebrare messe e sacramenti solo con il consenso dell’autorità laica. Ogni proprietà ecclesiastica venne incamerata dallo Stato. Neppure i matrimoni religiosi potevano essere celebrati senza il consenso dello Stato, che imponeva quello civile.

- Vescovi, sacerdoti, religiosi e gran parte del popolo reagì, disobbedendo a queste leggi. Ne nacque una terribile e sanguinosa guerra civile (1925-1929). Molti sacerdoti, religiosi, laici vennero uccisi, i Vescovi esiliati, le chiese profanate, devastate, demolite. Dal 25 luglio 1926 al 27 giugno 1929 tutte le chiese vennero chiuse e quindi ufficialmente in Messico per tre anni non si celebrarono più né messe, né sacramenti. Il popolo non versava più le tasse e si diede alla resistenza armata. Quanti cristiani morirono, spesso fucilati, gridando “Viva Cristo Rey” e perciò vennero chiamati “Cristeros” e la loro lotta auto-difensiva “Cristiada”. Sommi eroi martirizzati: Anacleto Gonzales Flores, avvocato ed il giovane portabandiera Josè Sanchez.

- Papa Pio XI richiamò tutti i cattolici del mondo a partecipare ad una crociata di preghiera per la pace religiosa in Messico; a tal fine pubblicò l’enciclica “Iniquis afflictisque” del 18 novembre 1926. In essa parla di una “paurosa situazione”, di una grave persecuzione, definita “metodo dioclezianeo” e paragonata agli eccessi della rivoluzione francese ai tempi del “gran terrore” e del genocidio della Vandea. Pio XI nel discorso natalizio del 1927 lamentò ancora la tragedia del fedele popolo messicano, accennando anche alla “congiura del silenzio” della stampa e della politica mondiale, sempre disposte invece a protestare quando si violavano altri diritti fondamentali dell’uomo.

L’anno successivo veniva assassinato Álvaro Obregòn, già eletto per una seconda legislatura in qualità di presidente. Fu incolpata la Chiesa anche se l’autore del crimine era stato prestamente individuato, un laico indigeno di nome Zoral. Perciò a Calles successe Portos Gil, propenso alla riconciliazione con la Chiesa. Così nel 1929 cessava la guerra civile, si riaprivano le chiese, si tornava alla vita religiosa interrotta da oltre tre anni. Il governo rinunciava a qualsiasi intromissione nell’opera missionaria della Chiesa, e chiedeva a questa di non occuparsi e non immischiarsi in faccende di natura politica. Purtroppo le buone intenzioni del presidente Gil vennero disattese dai suoi successori, tutti furenti massoni. Per lunghi dieci anni (1931-1940) una durissima persecuzione, con centinaia di vittime tra sacerdoti, religiosi e laici, riprese il suo corso fatale. Addirittura il governatore dello stato di Tabasco si definì pubblicamente nemico di Dio e fondò le “camicie rosse”; il presidente Labaro Cardenàs introdusse in tutte le scuole l’insegnamento dell’ateismo, del marxismo e di una torbida educazione sessuale (ospitò anche Trotzschi, nemico di Stalin). Tutto il paese protestò fortemente. Molti genitori ritirarono i loro figli dalle scuole.

- Altra enciclica di Pio XI del 28 marzo 1937, dove il papa invitava i vescovi a promuovere nelle parrocchie l’A.C. ed a dedicarsi a risolvere gli impietosi problemi dei “campesinos”, dei quali lo Stato, retto dai ricchi massoni, non solo non si curava, ma li sfruttava in lavori pesanti e mal retribuiti. I vescovi, compatti, obbedirono al papa.

- Nel 1940 veniva eletto presidente Ávila Camacho (1940-1948) che non volle più che l’azione della Chiesa, così provvida verso il popolo e da questo molto amata, fosse ostacolata. Inoltre, accanto all’A.C., ormai assai presente in tutto il Messico, sorse un altro movimento cattolico, molto scelto dai giovani, il Sinarquismo, che agiva contro la corruzione della classe di governo. A questi due movimenti si deve il rifiuto del comunismo da parte del popolo messicano, opportunamente allertato. Si ripristinarono anche i rapporti con la Santa Sede che inviò quale delegato apostolico il vescovo Luigi Raymondì, che fu un instancabile ed intelligente missionario.

Nel 1967 il Messico contava 35 milioni di abitanti. La Chiesa enumerava 121 comunità di suore; circa novemila sacerdoti, una ventina di congregazioni religiose; oltre duemila seminaristi in 29 seminari.

In circa trent’anni quanta strada, quanta miracolosa ricostruzione da parte di un popolo che tanto sangue aveva offerto per salvare la propria fede: solo l’amore, apice della fede, sempre vince.

Don Carlo Dalpane

 

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