‘Sole cuore amore’ – 22 marzo ore 21

La rassegna ‘In caso di amore’ al cinema donfiorentini a Imola.

Tu la conosci Eli? Nel film di Daniele Vicari, il racconto di un’eroina del quotidiano

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‘Sole cuore amore’ è il film che verrà proiettato giovedì 22 marzo alle ore 21 al cinema donfiorentini per la rassegna “In caso di amore”, un percorso di film e incontri pensati per riflettere sulle dinamiche relazionali all’interno della famiglia alla luce dell’Amoris laetitia, un progetto messo a punto in collaborazione con gli uffici diocesani della pastorale per la Famiglia e della Cultura.

Questo appuntamento ci dà l’occasione di riflettere su lavoro, vita, famiglia.

Vicari, il regista di ‘Diaz don’t clean up this blood’ e ‘Il passato è una terra straniera’, affronta un tema tragicamente attuale, quello della mancanza di una stabilità lavorativa, e mette in campo tutto il dolore, la frustrazione e l’umiliazione di chi, giocoforza, deve assoggettarsi al peggio per tirare a campare. Nella contemporaneità divorata dalla crisi quel disperato dichiararsi “disposti a tutto” si trasforma in una gogna dalla quale sembra sempre più difficile liberarsi.

La protagonista, Eli, ha quattro figli, un marito disoccupato ma amorevole e un lavoro lontanissimo da casa che la costringe ad una vita massacrante. Eppure lei non demorde, continua a percorrere giorni tutti uguali, a sostenere la fatica che le sta indebolendo il cuore e riesce, addirittura, a non sottrarre amore e attenzione alla sua famiglia e alla sua migliore amica, la cui vita è agli antipodi. Due esistenze diversissime che Vicari vorrebbe saldare in una comune inquietudine per tracciare, in parallelo, la dolente parabola di una precarietà, non solo professionale, ma intima, personale e ancor più lacerante. Il crescendo del dramma, con il suo irragionevole epilogo, dà i brividi. È ambientato a Roma, ma potrebbe essere una qualsiasi grande città. Poiché la storia che vi si racconta è quella di un’esistenza ‘normale’. Come ci racconta il regista, “il quotidiano è banale, come la rima ‘sole cuore amore’”, e quindi, si pensa, inutile da raccontare. In realtà urge raccontarlo, perché purtroppo, riguarda sempre più persone vicine a noi, secondo i rapporti della Caritas. Soprattutto occorre saperlo raccontare rendendo giustizia a queste vite, senza cadere nella retorica o nel pietismo.

Nato documentarista, Daniele Vicari si è ispirato ad un fatto realmente accaduto. In questo film è riuscito nel difficilissimo compito di dare una faccia, una dignitosissima faccia, a quei numeri  che la Caritas ci presenta sulla povertà in Italia, nelle nostre città.

Eppure questa storia è coinvolgente, non è un documentario da analizzare, perché Eli non è poi così diversa da noi: ci si è ritrovata, come troppi, in questa situazione, ma aveva ed ha ancora progetti, sogni, un’etica, voglia di vivere, di amare, di ridere. Come tutti. ‘Sole cuore amore’ anche come un desiderio innato e vitale della necessità  per ognuno di un po’ di leggerezza, in una vita schiacciata da troppe preoccupazioni. Per molti un passatempo. Per tanti altri, un lusso.

Infatti è necessario affermare anche che, se non siamo diversi da Eli nella sostanza, è davvero arduo mettersi nelle scarpe di chi a fine mese non ci arriva. È necessario non essere pressappochisti su questo. Perché questa sì è una differenza formale che poi diventa sostanziale. Se in una famiglia uno soltanto lavora, quel lavoro è l’unica cosa che ti fa galleggiare nella dignità e non lo molli per niente al mondo: è esemplificativo la battuta del dottore che visita Eli dopo un suo primo malore, che, al controbattere di Eli che afferma che non può permettersi di stare a casa qualche giorno per riposarsi, pena la perdita del lavoro, egli risponde con la superbia di chi può scegliere: “Signora, se fossi in lei, penserei prima alla salute. Il lavoro viene dopo”. Tutto giusto, tutto razionale. Per chi può permetterselo. Allora qui, bisogna mettersi umilmente in silenzio e ascoltare il grido silenzioso di chi questo privilegio non ce l’ha.

Sì, vorrei ri-conoscerla Eli nelle tante donne forti e deboli che incrocio per strada e ascoltare il suo grido mentre nasconde la sua fatica per offrirmi un sorriso e mi versa un cappuccino al bar.

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