Giuseppe Ungaretti: oltre il muro dell’incredulità

Quinto appuntamento della serie di incontri Se questo è un uomo organizzata dall’Ufficio per le iniziative culturali della Diocesi di Imola.


«“Chiuso fra cose mortali / (anche il cielo stellato finirà) / perché bramo Dio?”. In questi versi da L’allegria è forse racchiuso tutto il senso della ricerca esistenziale di Ungaretti, che si convertirà anni dopo alla fede cattolica», spiegano gli organizzatori della serata. «La parola è per Ungaretti segno di una presenza, di un senso ultimo alluso e nascosto che il poeta meglio di altri riesce a intuire. Tra slanci e delusioni, tra speranza e disperazione si snoda il percorso di uno dei poeti italiani più celebri e originali».

«Perché, tra gli altri, proprio Ungaretti?», aggiunge Elena Gurioli, che commenterà i testi recitati. «Può essere egli un emblema della ricerca del divino dell’uomo del Novecento? Innanzi tutto la vita: la sua poesia è il suo diario, reca le tracce di un’esistenza concreta, è la “vita di uomo” attraverso le sue luci e le sue ombre, testimonianza di un’epoca e, ancor prima, di un’esistenza».

Ungaretti «non è diretto perché parla attraverso il simbolo, ma, se si riesce a superare la difficile soglia dell’ermetismo, allora si rivela nella sua sincerità», continua la Gurioli. «È un uomo che vive la guerra sulla pelle, che sul Carso traspone in parola l’azzeramento dell’essere, la vacuità dell’esistenza. Ma che non si ferma alle tenebre, le interroga, in una continua ricerca di valori segreti e inafferrabili: “Ti basta un’illusione / per farti coraggio”, un “Nulla / d’inesauribile segreto”. Ed ecco scaturire la domanda, di una religiosità presente, benché ancora soltanto cosmica: “Chiuso tra cose mortali”, dice, “perché bramo Dio?”».

L’umanità che emerge dalle poesie di Ungaretti «si riscopre viva del nulla e nella distruzione», conclude la Gurioli. «Di fronte alla guerra e alla morte, di fronte al naufragio, l’incredulità e la domanda. La dannazione dell’uomo è cercare una risposta. Che arriva, per Ungaretti, con la conversione del 1928. E se l’uomo domandava, ecco che adesso il cristiano prega. Della forza della preghiera è stato testimone Dante, con quel bellissimo testo di intercessione che è la preghiera alla Vergine. E così anche Ungaretti: l’uomo soffre, ma deve sublimare il dubbio e confidare in Dio: “D’un pianto solo mio non piango più, / Ecco, Ti chiamo, Santo, / Santo, Santo che soffri”».

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