Liberi di alzare gli occhi al cielo: Mario Luzi, il poeta della trascendenza

 La serata è inserita nella manifestazione diocesana “in musica liberi di…”, che vuole ricordare don Leo Commissari attraverso poesia, mostre, video, laboratori, testimonianze e solidarietà

Commento: PIETRO CASADIO

Lettura: LUCIANO CHIESI Compagnia degli Accesi

Accompagnamento musicale: PIETRO BELTRANI

Sarà dedicato al poeta Mario Luzi il sesto e ultimo appuntamento degli incontri culturali Se questo è un uomo organizzata dall’Ufficio per le iniziative culturali della Diocesi di Imola, in programma a palazzo “Monsignani” venerdì 8 giugno, alle ore 21, nell’ambito dell’iniziativa In musica liberi di… in memoria di don Leo Commissari, nel ventesimo anniversario della sua scomparsa.

«Certamente uno dei maggiori del nostro secondo Novecento, Luzi è sempre stato un poeta in ascolto, mai rifiutando, nella vita quanto nella sua ricerca spirituale, il dialogo, il confronto, l’apertura», spiegano gli organizzatori della serata. «Forse in virtù di questo, la sua ricerca di relazione con il trascendente -che assume i contorni di un cristianesimo profondo- è sempre attiva e in divenire. Il poeta si fa scriba di una parola che attraversa la vita e la penetra, dandole pienezza e significato».

«Mario Luzi rimane troppo spesso al di fuori delle antologie scolastiche per questione di tempo, ma è un autore veramente ricco di spunti di riflessione e che ha una sua originalità all’interno del panorama letterario del XX secolo», aggiunge Pietro Casadio, che commenterà i testi recitati. «Luzi potrebbe forse essere definito il “poeta del trascendente” per eccellenza, dunque non poteva mancare all’interno della rassegna. Ed è interessante che l’elemento del trascendente, che per Luzi assume i connotati specifici del Dio cristiano, sia il fil rouge, il collegamento, l’elemento di stabilità lungo tutta la sua carriera poetica durata settant’anni, dalla prima raccolta, La barca, del 1935, all’ultima poesia scritta poche ore prima di morire nel febbraio 2005».

Un percorso «connotato da un punto fermo: quella fede cristiana che sembra essere nata con lui e che non viene mai rinnegata», aggiunge Casadio. «Eppure Luzi è certamente un autore eclettico, che associa a questa stabilità, una poetica sempre in divenire, sempre “mutante”, alla continua ricerca di una conferma, una certezza in più, proprio a partire dal suo essere cristiano».

Una certa tradizione critica include Luzi nel cosiddetto “cattolicesimo pessimista”, «una categoria che personalmente condivido solo in parte», continua Casadio. «È evidente che la fede di Luzi sia vissuta sempre in maniera problematica, che sia permeata da un’ansia di conoscere Dio e di vederlo incarnato nella realtà, spesso difficile, sofferente e assurda del mondo contemporaneo. Altrimenti non potrebbe essere, nel Novecento. Ed è altrettanto vero che questa sofferenza, insieme alla mercificazione, all’alienazione, a tutte le tematiche della crisi, emergono potentemente nella sua poesia. Tuttavia ha senso solo in parte, a mio modo di vedere, definire Luzi un “pessimista”, perché in lui troviamo un punto fermo che è raro rintracciare negli autori del XX secolo: la certezza che la vita ha un significato e che Dio è presente, anche quando l’autore fa fatica a vederlo, a conoscerlo, a capirlo. E che, per usare parole dello stesso Luzi, “La poesia è gratitudine al miracolo dell’esserci”».

Mario_Luzi-WEB

InMusicaLiberi-WEB

Lascia una risposta

Vai su