“FRANCESCO, UN UOMO DI PAROLA… E DI PENSIERO”

Il cinema-teatro donfiorentini inaugura la nuova biglietteria offrendo un approfondimento sulla figura del Papa

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Fare un film su Papa Francesco potrebbe sembrare cosa facile e scontata: il personaggio comunicativo, unitamente ad un linguaggio immediato ed efficace, potrebbero indurre a ritenere come impresa del tutto agevole ciò che in realtà è cosa ardua e impegnativa. Come portare infatti sullo schermo quella fede gioiosa e contagiosa le cui basi non risiedono nell’emotività o nel facile entusiasmo, ma nell’incontro reale e quotidiano con il Vivente Risorto? Come rappresentare una storia di personale e intensa amicizia con il Cristo quale sorgente a cui ricondurre ogni gesto ed espressione missionaria dello stesso pontificato?

Wim Wenders, regista ben noto ed affermato, ha accettato e “vinto” la sfida lasciando allo stesso Pontefice di raccontarsi e spiegare la sua missione di successore di Pietro. Ne è derivato non un film su Papa Francesco ma “con” Papa Francesco: le frequenti inquadrature del volto sorridente del Papa, il soffermarsi sullo sguardo acuto e pensoso al tempo stesso che sembra spingersi fuori dello schermo per penetrare nel cuore di chi guarda, trasformano lo spettatore in un compagno di strada che a poco a poco si dimentica quasi dell’interlocutore per trovarsi spontaneamente attratto dal contenuto del suo discorso, in questo caso da Gesù stesso. Non è pertanto esagerato riconoscere allo sguardo di Francesco un ruolo da protagonista, capace di trasformare il suo narrare in un incontro pieno di senso e di umanità.

Wim Wenders è riuscito nel non facile tentativo di convincere Papa Francesco a fare un film che – ben oltre un documentario biografico – è un viaggio spirituale con lui: sono infatti ripercorsi i momenti salienti dei suoi primi anni di pontificato, dalla sua elezione ad alcuni memorabili discorsi, viaggi apostolici e significativi incontri. Il tutto accompagnato dalla visione di una Chiesa “in uscita” e realmente preoccupata per la situazione dei poveri, della giustizia sociale e dell’ambiente; non a caso l’esordio è un’evocazione della figura di San Francesco d’Assisi, di cui il Pontefice ha preso il nome insieme ad alcuni aspetti salienti del suo ministero petrino.

Muovendo dal suo Sudamerica fino alla Terrasanta e all’estremo Oriente, dai suoi incontri con la gente, dalle Filippine sotto il tifone alle favelas brasiliane, dal Congresso americano alla visita ai carcerati napoletani (forse uno dei momenti più commoventi), Wenders mostra Francesco come un uomo a tutto tondo, per nulla intimorito o imbarazzato da qualsiasi tipo di domanda che lo stesso regista gli pone: sulla morte, sulla giustizia sociale, sull’immigrazione, sull’ecologia, sulle diseguaglianze nella società, sul materialismo, sul ruolo della famiglia, ecc.. Un uomo che, condividendo la domanda di tutti e di sempre, quella sul dolore, ammette di non trovare risposta (“Perché i bambini devono soffrire e morire? Non lo so”) e di abbandonarsi alla fede. E che dire di quella inquadratura che lo ritrae nella penombra, seduto in una cella di Auschwitz, quasi ricurvo sotto tutto il dolore del mondo?

Sempre emerge il suo carisma, il suo pugnace incoraggiamento contro la stanchezza e la rassegnazione, così come si impone sempre anche la contagiosa proposta di un ritorno ai valori fondativi della fede cristiana, senza alcun timore di suonare anacronistico o di apparire sognatore.

Forte della lezione di maestri a lui cari, Papa Francesco rivendica il dialogo come unica soluzione per le troppe guerre ancora in corso; contro la “dittatura del denaro”, con la sua consueta sapienza “casalinga”, suggerisce di accontentarsi tutti di un poco di meno, “perché ci vorrebbe così poco per far vivere degnamente tutti”. Parole che coinvolgono, toccano e commuovono. E anche quando assumono il tono della severità, come nel caso delle storture della Curia romana e degli scandali nella Chiesa, queste parole contengono sempre un invito alla speranza: “la nostra Chiesa si fonda sulla speranza”, dice Papa Francesco, e aggiunge che “bisogna credere nel futuro, nella possibilità di cambiare le cose”.

In conclusione, questo film è un inno alla speranza, per tutti, anche per chi non è cattolico. La forza e la passione che lo animano possono smuovere ogni rassegnazione e indurimento, coinvolgendo tutti, veramente tutti, a riscoprire la forza terapeutica del Vangelo, del perdono, dell’ascolto e della condivisione. Senza rinunciare a quel sereno ottimismo che Francesco mutua da S. Tommaso Moro di cui riprende la celebre preghiera: “Dammi o Signore, una buona digestione. E anche qualcosa da digerire”. Il film si conclude così, con questa preghiera che il Papa recita ogni mattina motivato dal fatto che “sorridere aiuta a vivere”, mentre i titoli di coda sono accompagnati da una bella canzone di Patti Smith.

“Papa Francesco ci ricorda che siamo tutti amati da Dio. Anche se noi non vogliamo Dio, Dio ci ama lo stesso e io ci credo davvero: Dio ci guarda e ci ama e questo riguarda tutti anche chi crede in altre religioni, anche chi non crede in Dio. Ci ama tutti comunque e quando Papa Francesco me lo ha ricordato il mio cuore si è fermato per un attimo”. Così Wim Wenders in un’intervista di qualche mese fa. E aggiunge; “Questo uomo ci restituisce speranza. La sua positività, il suo ottimismo ci libera dai veleni del nostro tempo. Sì ha ragione lui ce la possiamo fare”.

Il migliore invito ad andare, ascoltare e vedere. Ma soprattutto ad entrare nel cuore di Papa Francesco, per condividere la speranza di questo inguaribile ottimista del Vangelo.

 Mons. Giorgio Sgubbi 

 

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