Arrivederci Maurizio

Conoscevo Maurizio Malaguti dai tempi dell’Università, fin dal primo anno frequentavo i suoi seminari, e fu lui a seguirmi nella tesi di laurea, indirizzando i miei studi, correggendomi quando era necessario e condividendo l’entusiasmo per quelle che allora mi sembravano delle scoperte.

Ben presto però la mia vita prese una direzione diversa da quella dell’insegnamento, gli studi filosofici furono abbandonati, e anche con Maurizio ci si perse un po’ di vista, anche se sempre, quando avevamo modo di vederci, ci si fermava a parlare, e lui chiedeva notizie di me e della mia famiglia.

Poi l’anno scorso, un po’ a sorpresa, mi è stato chiesto di fare parte dell’Ufficio Cultura della Diocesi di Imola, Ufficio che gli era stato chiesto di presiedere.

Rivederlo, affiancarlo e collaborare all’opera comune, è stato per me un grande dono: una conferma e allo stesso tempo un nuovo inizio. Dopo molti anni ritrovavo un vero maestro e avevo modo di apprezzare il suo grande sapere, conoscere, cercare sempre, la sua decisione ferma e pacata insieme.

Ma, ancor più di questo, mi ha colpito l’atteggiamento di servizio con cui aveva accettato l’incarico, lo spirito di obbedienza con cui coglieva e seguiva ogni indicazione del Vescovo, l’energia e la cura che metteva nel seguire gli aspetti organizzativi, che io sapevo essergli non particolarmente congeniali, e soprattutto la tranquilla umiltà di chi si considera un servo inutile, e la fiducia totale nel “Socio di maggioranza”…

Quello che avevo davanti agli occhi non era un anziano docente che, a fine carriera, riceve e gestisce, magari campando di rendita, un incarico onorario. E da lui stavo ricevendo ben più che un semplice aiuto a comprendere meglio la realtà.

Ho pensato “Ecco un uomo arrivato”, e non nel senso che dà il mondo a questa frase.

“Contemplerò ogni giorno il volto dei santi, per trovare riposo nei loro discorsi”: la frase che spesso ci ripetiamo, e che esprime il significato della nostra amicizia in Cristo, stava accadendo in quel momento, fra noi. Vedendolo in azione, non potevo fare a meno di ringraziare Dio, e desiderare un po’ di più, anche per me, la santità.

Caro Maurizio, ora noi siamo tristi, perché non ti vediamo più, ma siamo certi che, dopo avere combattuto la buona battaglia, sei nell’abbraccio del Padre. Che il nostro vivere, il nostro domandare la Sua dolce presenza in ogni istante della nostra vita, sia ora più continuo, più consapevole, più appassionato, come lo è stato il tuo, in modo che possiamo, già su questa terra, vedere in noi il centuplo di un’umanità cambiata, come quella che un po’ abbiamo visto in te.

Otello Sangiorgi

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