“Dies Natalis di Maurizio Malaguti”

Mons. Giorgio Sgubbi – Basilica Cattedrale di Imola - 1 dicembre 20018

DonG-WEB“Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio”.

Sembra questa la Parola più appropriata per definire la persona e la missione di chi ha trasmesso un così ricco ed elevato magistero, solidamente radicato nella testimonianza luminosa e contagiosa dell’amore per la Verità.

È decisamente arduo disegnare un ritratto anche solo circoscritto all’attività didattica del Prof. Malaguti: non solo per la straordinaria armonia dei ricchi e molteplici tratti che ne hanno caratterizzato l’esistenza, ma anche per il timore di impoverire, oserei dire di “profanare”, quel suo permanente desiderio che ad apparire fosse sempre e solo la Luce rasserenante della Verità.

Un desiderio, questo, che lo rendeva rigorosamente inflessibile nel rifiutare sempre e comunque l’appellativo di “maestro” con il quale molti dei suoi alunni, spontaneamente e affettuosamente, avrebbero voluto esprimere la gratitudine e l’affettuosa riconoscenza per la sapienza da lui trasmessa nel corso della sua intensa attività.

Tutto il magistero filosofico del Prof. Malaguti si concentra in tre parole: Luce, Verità, Amore.

Essendo Dio la luce nella quale e grazie alla quale è possibile l’atto stesso del pensiero, è insopprimibile nel cuore dell’uomo la memoria di Lui come Principio. Dio, pertanto, non sarà mai un oggetto che si aggiunge ad altri, ma sempre il “Tu” adorabile, nel pensiero del quale la conoscenza diviene amore, la verità gratitudine, e la sapienza desiderio.

Non era infrequente che una lezione, un intervento o una conferenza, dopo aver mosso i primi passi come riflessione pacata e conseguente, sfociasse in una “dossologia”, cioè nella celebrazione della Verità che rivela la propria bellezza nel comunicarsi, facendo della comunicazione stessa l’evidenza della sua generosa inesauribilità.

Il dialogo critico con alcune istanze del pensiero filosofico che pretendono di rinchiudere l’uomo nella prigione di una sconsolata finitezza non lo ha mai visto cedere ad atteggiamenti di durezza e di polemica sterile: sostenuto dall’amabilità e dalla tenace mitezza della Verità, il Prof. Malaguti ha sempre contagiato i sui interlocutori con il suo tipico tratto nobile ed elegante, forte e delicato, sempre rischiarato da un sorriso rassicurante, accogliente e pacificante. La sua formazione cristiana, del resto, che mai ha diminuito o cagionato il rigore del suo pensiero ma, anzi, lo ha sostenuto e alimentato, lo induceva a scoprire in ogni forma di ricerca umana quell’immancabile frammento di verità che il Creatore e Redentore ha elargito ad ogni uomo fatto a sua immagine e somiglianza.

L’originaria unità di scienza e sapienza, animava in lui l’impegno e il desiderio che filosofia e teologia si mantenessero sempre in sereno e fecondo dialogo.

In forza di questa convinzione, il Prof. Malaguti collaborò attivamente alla fondazione dello Studio Teologico Accademico Bolognese con un contributo che non è esagerato definire, oltre che generoso, anche determinante ed essenziale. In questa sua instancabile collaborazione come docente apprezzato e soprattutto amato, il Prof. Malaguti è riuscito nella non comune e facile impresa di fare innamorare alla filosofia studenti di teologia, come pure di riconciliare con questa disciplina numerosi sacerdoti il cui congedo dalla filosofia fu vissuto nei trascorsi anni della loro formazione più come sollievo che non come rimpianto.

Oggi quello Studio Teologico è la Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna. Per questo, a nome e per esplicito mandato del Gran Cancelliere e Arcivescovo di Bologna, Mons. Matteo Zuppi, unitamente al Preside Mons. Valentino Bulgarelli esprimo a questo caro amico ancora un sentito e grato ringraziamento.

L’ultima cattedra del Prof. Malaguti, la più impegnativa ma anche probabilmente la più feconda, è stata la cattedra della malattia e del dolore. Ma anche da qui, pur ormai affaticato e quasi privo di parola, il suo sguardo sempre vivo e luminoso ha continuato ad irradiare la certezza che l’Eterno crea il tempo per fare del tempo il “tempo della libertà”, come egli amava ripetere, l’orizzonte cioè in cui ci si dispone ad accogliere il dono della Luce eterna e della Gioia senza fine.

“Ubi amor ibi oculi”: è l’amore che genera lo sguardo[1].

Con queste parole Riccardo di S. Vittore richiama che compimento e maturità della sapienza è l’unità di coloro che si amano. Ed è giusto che chi ha speso un’intera esistenza e celebrare il connubio di Amore e Verità sia ora accolto nel godimento di Colui che è in grado sommo entrambe.

Papa Francesco va ripetendo con frequenza che ogni azione educativa, culturale e sapienziale, è sempre ed essenzialmente opera di paternità, di generazione e di vita.

Per questo, caro Maurizio, ricordarti non potrà mai ridursi al triste dimorare in un passato colmo di nostalgia e di rimpianto.

Pur senza negare il palpabile senso di impoverimento e di afflizione che oggi ci afferra e appesantisce, il tuo ricordo è e resterà sempre – per usare una parola a Te assai cara – una “memoria prospettica”, capace cioè di trasformare il passato in presente di gratitudine, e il presente in futuro di desiderio e di attesa.

Vogliamo dunque fare nostre le parole di un Santo a Te particolarmente caro, S. Agostino, che affascinato dalla promessa del Signore esclamava: “Come sarà gioioso l’Alleluia allora! Come sarà sereno (…) Là, dove non si perderà mai più un amico”[2].

E con Agostino anche noi, insieme a Te diciamo: “Felice chi ama l’amico in Te, o Signore! L’unico che non perderà mai un essere caro è chi ha tutti cari in Colui che non si può perdere”[3].

Proprio come Tu, amato padre e fraterno amico, ci hai insegnato, ci insegni e sempre, ancora, continuerai ad insegnarci.



[1]RICCARDO DI S. VITTORE, De praeparatione animi ad contemplationem, cap. XIII (PL 196, 10).

[2]AGOSTINO,Sermo in diebus paschalis, 256, 3; PL 38, 1193.

[3]AGOSTINO,Confessiones, IV, 9, 14.

 

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