Fëdor Dostoevskij: il sogno, il peccato, la bellezza

Primo appuntamento di E, per favore, non lasciatevi rubare la speranza. «Nessuno meglio di Dostoevskij ha saputo rappresentare con nitidezza quasi spietata il cuore dell’uomo», spiegano gli organizzatori. «I personaggi dei suoi romanzi sono la riproduzione artistica della luce e dell’oscurità che ciascuno può riconoscere in sé».

Nononostante tutto, «questa rappresentazione non è neutra o, peggio, cinica», aggiungono. «È percorsa da un costante anelito di speranza, dal desiderio ostinato di trovare buone ragioni per amare la vita e il prossimo».

Qualche esempio? «Il sognatore de Le notti bianche e l’angelico principe Myskin de L’idiota, e insieme a loro il tormentato Raskolnikov di Delitto e castigo, hanno in comune questa incessante ricerca, mai banale e spesso fallimentare», spiegano, «ma in grado di ritrarre in maniera memorabile la grandezza dell’umanità e del suo eterno desiderio».

«Con Dostoevskij ho un rapporto particolare», racconta Filippo Zanini, che commenterà i brani letti da Luciano Chiesi e accompagnati dalla musica di Federico Squassabia. «Ho letto per la prima volta un suo romanzo al liceo (si trattava de L’idiota) e mi hanno subito colpito il suo stile disteso e ricchissimo e la sua straordinaria abilità nella caratterizzazione dei personaggi».

Un autore «non facile», spiega, «sia per la complessità dei temi trattati, sia per la lunghezza degli intrecci narrativi; ma a mio modo di vedere è una miniera inesauribile di spunti di riflessione, di monologhi memorabili e descrizioni vivide».

I brani letti e commentati «sono tratti da tre dei suoi romanzi: Notti biancheDelitto e castigoI fratelli Karamazov», entra nei particolari Zanini. «La scelta non è stata facile, ma ho tentato di costruire un percorso basato sulle tre parole-chiave che compaiono nel titolo: sogno, peccato, bellezza. Nelle fitte e intricate trame dei romanzi dostoevskijani, mi pare che questi tre temi risaltino e si ripetano».

Dostoevskij «ama portare sulla scena personaggi chiaroscurali, “eccessivi”, che potrebbero ben rappresentare un’umanità portata all’estremo», spiega. «Vi sono individui sommamente buoni, come Sonja Marmeladova e Aleksej Karamazov, e individui viziosi e criminali, come Raskol’nikov e Dimitrij Karamazov; ma il messaggio finale del religiosissimo Dostoevskij è che, anche nell’individuo più abietto e nella situazione più corrotta, non mancano mai la speranza e la tensione verso la giustizia e il Divino: anzi, il dolore e il peccato sono talvolta vie privilegiate per intuire la misteriosa bellezza della vita».

La rassegna E, per favore, non lasciatevi rubare la speranzacontinuerà con la serata dedicata a Mario Rigoni Stern, venerdì 25.

Luca Balduzzi

01-2019-SeQuestoMan-Dostoe-WEB

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