Anna Maria Ortese: la “zingara sognante”

 

 

«Narratrice del meraviglioso e del sentire estatico, mette in scena personaggi eterei, senza tempo, dove il bestiale e l’angelico si fondono e trasfigurano l’umano nella lenta ricerca dell’insondabile», spiegano gli organizzatori. «La realtà si divide così tra speranza e sogno e la scrittura è restituzione del futuro».

«È forse una delle scrittrici meno conosciute del Novecento italiano, tuttavia è fondamentale per riuscire a sondare la concezione dell’uomo nella nostra letteratura», aggiunge Sara Fantini, che commenterà i brani letti da Manuela Rugiero e accompagnati dalla musica di Irene de Bartolo.«La critica ha tentato più volte di includere i suoi lavori entro criteri narratologici o scuole di pensiero, ma le molteplici e facili etichettature alle quali viene accostata non riescono a definire appieno la portata dei suoi scritti: forse a causa dell’eterogeneità delle tematiche affrontate – da quella religiosa a quella sociale sulla povertà, quella magica, finanche a quella ecologista – o forse proprio perché queste tematiche, in un sempre personale dialogo con la realtà, hanno come evidente denominatore comune la visione sull’uomo».

Tale visione «non è certamente mono-prospettica ma implica anzi tutte le sfaccettature possibili del reale», continua. «L’umanità è costellata allora, come i suoi scritti, di esseri dalle fattezze animali, di esseri angelici o persone dalle umili condizioni. Come la donna-animale Estrelinha, del romanzo L’iguanadel 1986, in cui la favola surreale della bestialità di questo essere verdissimo, conduce il lettore ad una più accurata riflessione sugli umani sentimenti della compassione, dell’indulgenza e perché no, dell’umanità ritrovata come riscatto, sul modello di Cristo Redentore».

Non solo bestie, «ma anche esseri plumbei o estatici come l’Infanta Sepolta, dell’omonimo libro», prosegue. «L’infanta in questione è una Madonna con Bambino dalle fattezze adolescenziali, dimenticata da tutti, tranne che da una giovane ragazza e da qualche anziana vecchietta. La Vergine però è viva, respira, emana calore, la si può percepire. Ella è il simbolo del sacro ritrovato».

Infine, «se di umanità si parla, non può non essere considerata la piccola e simpatica Eugenia, dal romanzo Il mare non bagna Napoli, che, quasi cieca, freme di gioia per l’attesa del suo nuovo paio di occhiali; il mondo che le si presenterà innanzi non sarà però come l’aveva da tempo immaginato», conclude la Fantini. «Realtà, sovra-realtà e sogno si intessono quindi per dar vita a una visione tridimensionale di un’umanità ferita, bisognosa, fatta di umili e di sentimenti puri».

La rassegna E, per favore, non lasciatevi rubare la speranzacontinuerà con la serata dedicata a Giacomo Leopardi, venerdì 15 marzo.

Luca Balduzzi

03-2019-SeQuestoMan-Ortese-WEB

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