“Quasi nemici” – 14 febbraio 2014

 La proiezione è preceduta da un’iniziativa dell’Ufficio diocesano per la pastorale della famiglia per fidanzati e giovani coppie che vogliono festeggiare San Valentino in modo alternativo:

A proposito di cuore

14feb-Cuore

 

LeBrioWEBIl film

C’è una frase, ripetuta più volte, che ci accompagna per tutto il film: “Ciò che conta è avere ragione, della verità chi se ne frega!”. Alla base di questa frase c’è la convinzione che le parole hanno un potere e che si può usare il potere delle parole per avere ragione. Ne è convinto il professore Pierre Mazard, a differenza di Munir il ragazzo di Neila alunna del professore. Ambedue sanno che c’è uno stretto rapporto tra parole e cuore. Sempre le parole parlano di ciò di cui è pieno il cuore.

Se il cuore è pieno di me stesso e sono continuamente in ricerca di affermazione e di consensi, userò le parole per “convincere”. Pur di “convincere” il professore non ha paura di ricorrere a stratagemmi o di insegnare alla sua alunna Neila a fregarsene di quello che pensano gli altri. L’importante infatti è solo avere argomentazioni o imparare tecniche capaci di attrarre le persone e tenerle in pugno. Afferma il professore: “L’importante non è dire la verità, ma essere convincente!”. Munir invece non vuole “convincere”, ma condividere. Il suo cuore desidera costruire relazioni e unità perché sa che il cuore umano è fatto per amare. Per questo Munir dice: “Forse parlo male, ma almeno dico quello che penso”.

Chi vuole convincere parte da una alta considerazione di sé, non gli importa che l’altro cresca in libertà e capacità di decidere, non gli interessa raccogliere il contributo dell’altro. Chi vuole solo “convincere” non si fa discepolo della Verità.

Chi vuole “condividere” parte da una alta considerazione dell’altro, crede nelle capacità di ascolto e di risposta dell’altra persona, non ha paura della diversità di pensiero ed è pronto all’accoglienza e alla collaborazione. Chi vuole “condividere” ama la libertà ed è disponibile a un cammino comune verso la Verità.

Forse nel cuore di ciascuno di noi abita sia il professore Pierre sia Munir: a quale dei due, di solito, lascio spazio?

2. Le parole hanno il potere di comunicare e di costruire relazioni, ma hanno anche il potere di distruggerle.

Le parole possono essere usate come mattoni per costruire una casa in cui abitare insieme ad altri, ma possono anche essere usate come pietre per uccidere l’altro o cacciarlo fuori dalla casa per stare da soli. Ha scritto Eugene Jonesco: “O parole, quali crimini si commettono in vostro nome”.

Il film mette in luce alcuni atteggiamenti che rendono difficile il dialogo e generano relazioni fragili o immature: il dialogo concepito come conflitto, dove uno dei due deve avere per forza la meglio;  il dialogo che fa fatica ad abbandonare pregiudizi; il dialogo che non sa scegliere le parole giuste, quelle che costruiscono perché sono vere e sincere; il dialogo che comunica solo idee, ma non sa condividere desideri ed esperienze; il dialogo appiattito sulle opinioni personali e incapace di mettersi alla scuola della Verità; il dialogo di persone che “parlano bene, ma dimenticano di dire le cose in modo semplice” oppure di persone che dimenticano la preziosità della sincerità, della fedeltà ai fatti, dell’amore all’altro…

C’è da chiedersi: “Che ne è del dialogo nella mia vita?”

 3. “Lui ti ha usata e lo hai fatto anche tu!”: è una delle affermazioni con cui si conclude il film. Questa è spesso una dura realtà: la strumentalizzazione reciproca che permette alle persone di stare insieme senza condividere nulla di profondo. Sembra quasi che i due protagonisti accettino questa modalità nelle loro relazioni. Il professore, alla fine, ha ottenuto quello che voleva (restare in università),ma resta solo come anche Neila sembra accontentarsi di relazioni e di un lavoro costruiti sulla forza della retorica.

Il nostro cuore però chiede di più: desidera e cerca relazioni calde e autentiche, chiede rapporti capaci di accogliere la fragilità propria e altrui, chiede verità e comunione.

Mi domando: ho sperimentato relazioni in cui non ci si scandalizza della fragilità, non si mettono maschere, non si tacciono difficoltà, si riconosce l’originalità di ciascuno, non ci si strumentalizza a vicenda e insieme si cerca il bene possibile?

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