“L’intrepido” di Gianni Amelio- 14 marzo 2019 ore 20,45

locandina   1.

L’immagine, con cui si conclude il film, ha accentuato la domanda che mi ha accompagnato per tutta la proiezione: “Chi è veramente Antonio Pane?”

Lui, di sé, dice di essere uno che  “rimpiazza” gli altri e, per questo, accetta di fare i lavori , che – per mille motivi – gli altri non possono o non vogliono fare.

Esteriormente dunque Antonio è uno che “rimpiazza”, ma “dentro” chi è veramente”?

Uno che sa mettersi nei panni degli altri o uno che si adatta?

Un “buono” che sa rispondere ai bisogni degli altri o un debole che non sa dire di no?

Uno capace di tenerezza e un “generoso” o uno che ha paura di affrontare la realtà e non sa condividere fino in fondo il dramma degli altri?

Antonio è un coraggioso, un intrepido o uno stupido, un sognatore, un pauroso?

Forse Antonio è un uomo pieno di contraddizioni, spesso irrisolte, come è la vita di ciascuno di noi.

Sono legittime, perciò, le domande:

-     Come gestisco le mie contraddizioni?

-     Pur nelle contraddizioni, che abitano il mio cuore, c’è una parola, un ideale che mi definisce e orienta i movimenti del mio cuore?

-     Verso dove si muovono i miei sentimenti e le mie scelte?

 

 2.

Certamente Antonio, allenandosi continuamente al “rimpiazzo”, impara a “mettersi nei panni dell’altro”.

Questo esercizio di “empatia” è essenziale, se si vuole amare qualcuno.

Per amare infatti, non basta fare qualcosa per l’altro. E’ necessario imparare a guardare le cose come le guarda l’altro, se lo vogliamo capire, amare e servire.

Ricordando che mettersi nei panni dell’altro significa allontanare da sé ogni tentazione di usurpazione, possesso o violenza sull’altro.

Mi domando: Nel mio cuore c’è questa disponibilità a vivere l’empatia?

Quando ho provato a mettermi nei panni dell’altro, che frutti ho raccolto?

Cosa ho provato, quando qualcuno ha cercato di mettersi nei miei panni?

 

  3.

Antonio, mentre distribuisce gesti di generosità e aiuto, interroga tutti sulla loro esperienza di felicità.

E’ come se Antonio ci ricordasse che conoscere l’altro non è parlare del più o del meno, di come va il tempo o di cosa ha detto la TV, ma condividere il proprio percorso sulla felicità.

Preziose, allora, sono le domande, che pone alla ragazza del concorso:

-     Sei felice?

-     Sei innamorata?

-     Come vedi il tuo futuro?

-     Cosa ti mette in ansia?

Provo anch’io a rispondere a queste domande e cerco qualcuno, con cui condividere le riflessioni che ho fatto: cosa c’è di più bello di un amico, a cui raccontare il profondo desiderio di felicità che mi abita, le mie scoperte, le mie fatiche e le mie gioie?

 

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