Friedrich Hölderlin e la Natura

Dopo aver attraversato la Russia di Fedor Dostoevskij, incontrato i nostri Primo Levi, Mario Rigoni Stern, Anna Maria Ortese e Giacomo Leopardi, e dopo una tappa nella Francia di Charles Péguy, il “viaggio” di questa prima parte dell’anno si conclude in Germania.

«“Voi fonti della terra! Voi fiori! E voi boschi e voi aquile! E tu sorella luce! Come antico e nuovo è il nostro amore!”… I suoi versi sono grandiosi», commenta Gianmaria Beccari, che commenterà i brani letti da Giorgio Barlotti della compagnia “Il piccolo” di Imola e accompagnati musicalmente da Federico Squassabia. «Apice del romanticismo, nonché alba -per certi versi, parafrasando de Lubac, incompiuta- del successivo idealismo tedesco, Friedrich Hölderlin è senz’alcun dubbio uno dei vertici della poesia europea».

Perché «celebrando la Natura con toni ora trionfanti, sublimi, eccelsi ora umili, delicati, o vorticosi, colmi di impeto e potenza, o levità, il poeta ci introduce alla ricchezza ed alla molteplicità della vita», aggiunge Beccari, citando un altro brano tratto dall’Iperione, l’opera più celebre del poeta tedesco: «“O felice natura! Non mi so render conto di ciò che avviene in me quando levo lo sguardo verso la tua bellezza, ma tutte le gioie del cielo sono nelle lacrime che io verso per la tua bellezza, come l’amante per la sua amata”».

Parlando dello stile di Hölderlin, «il ritmo del suo poetare è simile a quello d’un fiume, all’alternarsi delle fasi del battito cardiaco o del respiro, che in ciascun regno attraversa il Vivente», continua Beccari, portando -e non poteva essere diversamente- un ulteriore esempio: «Questo è il cielo per l’uomo. Essere uno con tutto ciò che vive e ritornare, in una felice dimenticanza di se stessi, al tutto della natura, questo è il punto più alto del pensiero e della gioia, è la sacra cima del monte, è il luogo dell’eterna calma, dove il meriggio perde la sua afa, il tuono la sua voce e il mare che freme e spumeggia assomiglia all’onde di un campo di grano. [...] Tutto avviene per effetto di un desiderio e tutto termina nella pace».

L’intera rassegna è stata dedicata alla memoria del professor Maurizio Malaguti, precedente direttore dell’Ufficio diocesano scomparso il 28 novembre scorso. E si conclude con un autore a lui particolarmente caro.

Luca Balduzzi

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